domenica 20 ottobre 2013

Napul'è...

Ormai siamo quasi giunti allo scoccare dei due mesi nella città dell'amore...la vita prosegue placida e calma: la padrona di casa ti chiede soldi in anticipo a tradimento, lo scaldabagno certi giorni è stanco e sciopera, il professore quello tanto simpatico e che parla un francese maccheronico mette online dispense in un inglese ancora più maccheronico, una volta a settimana esci di casa la mattina col buio per andare fuori Parigi per una lezione all'Ecole politecnique, ecc...
Poi giunge il sabato: il mio orologio biologico alle 8.30 am puntualmente mi sveglia e mi porta in cucina per un fumante caffè, poi torno in camera con un paio di biscotti e mentre la mia coinquilina lettone ronfa della grossa, mi poggio comoda sul letto, computer in grembo, cuffie all'orecchio e tartasso amici, facebook, blog, faccio la lista della spesa, finchè verso le 10 mi prende addirttura VOGLIA di studiare! (sarà l'aria di Parigi che fa bene al cervello?). Ed infine arriva la magica ora di pranzo...e la frittata di pasta di Francesco...

Chi è Francesco? Sappiate che i primi miei giorni Parigini non sono stati il massimo della felicità: tra un raffreddore fulminante, aggravato nel viaggio di 13h in treno da Roma-Termini a Paris-Gare de Lyon, l'ostello che aveva una fantastica doccia a getto (premi il bottone ed avrai acqua ad una temperatura non bene identificata), le faccede burocratiche erasmus da svolgere il prima possibile, e una frenetica ricerca di una casa in cui costruire il proprio nido, una perfetta conoscenza della lingua francese, diciamo (anzi confessiamo) che un piantino isterico ce lo siamo fatto...finchè tra varie peripezie su internet trovo questa camera a 500€/mese (affitto normalissimo a Parigi) che tra l'altro mi invita a chiamare per prendere appuntamento e vedere la casa. Chiamo...

"Oui?" 
"Bonjour! Je m'appelle Michela, nous avons parle sur Appartager"
...casino...telefono che sfrega contro superfici ignote...urletti soffocati, bisbigli, sussurri...finchè non parla una voce maschile:
"Se? Chi è?" 
"Ehm...Michela di Appartager..." 
"Ciao Michela sono Francesco, sono italiano sono un coinquilino di Georgette!" 
"SIA LODATO IL SIGNORE TEVOGGHIOBBBENEEEEEEEEEEEEEEE!"
Il sollievo di sentire quella voce italiana, con un accento del sud che mi ricorda i miei nonni di Ischia...che bello! Improvvisamente tutto sembrava andare improvvisamente a posto. Vado a vedere la casa e la padrona di casa mi accoglie con i suoi soliti strani modi che non mi metto qua a spiegarvi (magari le dedicherò proprio un post a parte!), e prendo accordi per trasferirmi definitivamente il giorno dopo! E così fu...
Arrivo con le valigie sotto casa (una CIFRA di valigie!) e la locataria mi fa scendere il fantomatico Francesco per darmi da mano. La prima cosa che ho pensato vedendolo è stata "ecco un orsacchiotto!" altro minimo 1,80, piazzato e soprattutto CUOCO!!!
*Eccallà* ho pensato *e dire che ero venuta qui col proposito di mettermi a dieta...* e col cavolo che mi ci so messa a dieta infatti! Da quando so arrivata ogni volta che ci troviamo in corridoio o giunge l'ora dei pasti, la classica domanda che ci rivolgiamo reciprocamente è: "Maaaaaa...che se mangiamo oggi?".
E tra i vari racconti/insulti/prese in giro davanti ai fornelli non ha mancato di raccontare della classica frittata di pasta che mammà a Napoli gli fa il sabato a pranzo da tradizione: il venerdì sera fa i maccaroni al sugo, li fa avanzare, ed il giorno dopo a pranzo ecco che diventa magicamente la frittata di maccaroni...e io col consenso di Francesco, vi spiego oggi come farla:
 

La Frittata di Spaghetti (alla boscaiola)
quella della mammà di Francesco


Ingredienti (per 4 persone):
- 400g spaghetti
- 2 uova
- pancetta affumicata a cubetti
- champignon q.b.
- parmigiano grattuggiato q.b.
- sale, pepe nero, peperoncino
- burro
Preparazione:
In abbondante acqua salata lessate gli spaghetti lasciandoli vagamente al dente. A parte in una ciotola sbattete vigorosamente le uova con un pizzico di sale, le spezie, ed infine il grana. In un padellino saltate e insaporite la pancetta assieme agli champignon ed ad un pizzico di pepe nero.
Nella pentola in cui avete lessato la pasta, amalgamate la pasta ormai cotta assieme alle uova ed alla pancetta, girate qualche minuto con una spatola, e versate in una padella ampia a bordi alti ed antiaderente su cui avrete già fatto abbronzare un po' di burro (facendo attenzione ad ungere anche i bordi della padella).
Cuocete a fiamma medio-alta il centro della frittata appiattendo la superficie con una spatola, e a poco a poco spostate la padella sulla fiamma così da cuocere uniformemente tutto il bordo della frittata (diciamo approssimativamente 5 min per punto cardinale).
Aiutandovi con un piatto girate la frittata (se non è ben colorita/dorata/imbrunita non giratela e continuate a cuocere lo stesso lato), e operate la stesso procedimento (centro, poi spostate la padella a nord, sud, est ed ovest) godendovi come dice Francesco "la crosticina che si forma sulla superficie della pasta, che quando la giri se ci fai caso il burro è ancora lì che bello bello sfrigola sullo spaghetto".
Servite BOLLENTE!!!


domenica 8 settembre 2013

C'est bon le gateau!

Ebbene sì, come vagamente accennato nel post precedente, Ciliegina ha presto fruste, mattarelli e pentolame e si è trasferita (per relativamente breve tempo) nella celeberrima cité de l'amour...PARIS! 

Dopo un po' di ping pong accompagnato da valigie, passaggi burocratici per stabilirsi ne la cité e uno sguardo alla splendida città, Ciliegina è riuscita a trovare una cucina in cui affondare mani e denti e dopo nemmeno una settimana di soggiorno ha dovuto operare solennemente ed inauguralrla: una cosa semplicissima, soprattutto per testare il forno stile anteguerra, rigorosamente a gas e con manopola inutile che tanto NON TE LA REGOLA LA TEMPERATURA E' INUTILE CHE CI PROVI!!!

Un paio di vesciche me le son già fatte, sporcare ho sporcato (dovevo pur lasciare il segno in qualche modo), e soprattutto ho dovuto aguzzare l'ingegno per sopperire alla mancanza di strumenti (qui siamo rimasti a piatti fondi e forchette per cucinare, ma ci si arrangia sù, e quante ne vojo pur'io!). Un gateau au chocolat leggero e soffice, giusto per solleticare il palato accompagnato da una goccia di champagne...l'unica cosa che mancava? Un cucchiaio di panna montata al fianco, ed allora avrei raggiunto il Nirvana...per stavolta son rimasta solo al 7° cielo...

Gateau au Chocolat

Ingredienti:
- 100 g farina 00
- 100g zucchero semolato
- 100 g burro
- 70g cioccolato fondente + 1 noce di burro
- 3 uova
- 1 pizzico di sale
- 1/2 bustina di lievito

Preparazione:
In una ciotola lasciate ammorbidire il burro a temperatura ambiente. Quando sarà morbito a sufficienza lavoratelo a crema assieme allo zucchero. In seguito, una per volta, aggiungete le uova assicurandovi che ad una ad una vengano bene assorbite tra burro e zucchero.

A parte sciogliete a bagno maria il cioccolato tritato con la noce di burro, lasciate intiepidire e amalgamate con l'impasto di burro, zucchero e uova.

Setacciate piano piano farina, sale e lievito nella ciotola e amalgamate di volta in volta per far ben assorbire la farina dall'impasto. Assicuratevi di aver ottenuto un impasto omogeneo, allora versate in teglia tonda imburrata e infarinata e infornate.

Ahimè essendo stato un caso davvero particolare non saprei davvero cosa dirvi circa modalità e tempi di cottura. Avendo questo forno un fuoco molto potente in altro a ridosso della torta sono stata obblicata a coprire la teglia con un foglio di alluminio, ho infornato ed ho lasciato cuocere una 50ina di minuti se non di più...bah...'sti forni!





Per il momento au revoir, vi scrivo al più presto un'altra ricetta parigina...vediamo che riesco a combinare...Bisous!!! :***

giovedì 29 agosto 2013

Pane al pane, vino al vino, ma soprattutto DOLCE AL DOLCE!!!

A volte non ci sono parole per esprimente un sentimento che sia di gratitudine, di ammirazione, di genuino affetto, di augurio....cosa si può fare per esprimere quel sentimento? Molte persone evidentemente riescono a parlarne: ti prendono da parte e con due parole già ti hanno fatto capire quanto ti vogliono bene e quanto ti augurano tutto il bene del mondo; altre persone usano il linguaggio del corpo: un bacio, un abbraccio, uno sguardo più intenso ed eccola là che è tutto chiaro. Io, me tapina, non riesco bene in nessuna delle due cose: se ti parlo ti faccio arrabbiare nel giro di cinque minuti o magari mi impappino e nemmeno riesci a capire che diavolo sto tentando di dire; poco poco mi muovo e vado a sbattere da qualche parte...no, non si può fare. Ormai chi ben mi conosce sa che il mio vincolo di espressività è diventata la cucina o il cibo in generale (ebbene sì ne ho trovato uno, alla veneranda età di 23 anni riesco a comunicare qualcosa alle persone!). Più ti cucino bene, più il piatto è elaborato, più mi ci sono impegnata, allora tu capisci che sei la persona giusta per me, che ti voglio bene e che ti voglio riempire di abbracci!

Ancora ricordo quando a 10 anni a San Valentino (maledetto 14 febbraio, perchè esisti!) per far capire al mio compagnuccio di scuola Federico che mi piaceva (e mi piaceva tanto tanto!), gli portai un tubo da 20 Baci Perugina, poi vabbè lui era un povero scemo e li ha distribuiti per la classe giusto per farmi un torto (dico, ma si può essere più cattivi e soprattutto più stupidi? Ma mangiateli tutti tu, no? Io me li sarei tenuti eccome!). Oppure nemmeno un anno fa ho portato ad un bellissimo ragazzo i miei 100% Chocolate Cookies (eh sì dall'età di 10 anni non è che io sia cambiata un granchè, lo confesso...), ovviamente lui ha apprezzato ma non ha inteso bene il messaggio. Vabbè mo ve la dico tutta, nemmeno 20 gg fa li ho portati anche al mio professore di Francese, ma resti tra noi, suvvia! Oppure alle mie amiche più fidate le invito a pranzo, a cena, all'ora del tè, addobbando la tavola di pancakes, dolcini, paste elaborate, insalate ricche, ecc...

Un mesetto fa si è laureata per la seconda volta una persona tanto bella: B. è una persona che merita tanto, una persona che per conoscerla più a fondo mi ci è voluta una vita (dai sì sono esagerata, mi ci sono voluti appena 5 anni...). Questa persona ha una fidanzata che è altrettanto bella, gentile, che merita tanto...senza di loro quest'anno certe cose non le avrei affrontate come infine ho fatto, mi sarei sicuramente divertita di meno e soprattutto nonavrei fatto certe scelte di vita con tanta facilità (diciamo pure che il prossimo post di Ciliegina sarà dall'estero). Mi permettano di dire che sono una coppia meravigliosa oltre che due belle persone distintamente. Il padre di B. oltretutto è un fan della Ciliegina e al nostro primo incontro mi ha accolta con un allegro "A Cilieggì, tu sei 'na donna da sposareeeee!", roba che avevo le lacrime agli occhi (oltre che l'inevitabile rossore da *oddio sotterratemi, sono imbarazzatissima, qualcuno legge davvero il blog!*). Insomma per loro avrei fatto tutti i dolci del mondo se avessi avuto le mani della dea Kalì. L'unica cosa che mi hanno chiesto è stata di portare due dolcetti per la laurea di B. . Con un preavviso di 12h sono dunque corsa a fare un briciolo di spesa, ho acceso il forno in pieno luglio, mi sono messa a sbattere uova e zucchero ed il giorno dopo eccoli:

MiniMuffins alle Pesche e con Cuore di Nutella
per B. & I.

Ingredienti:
- 200g farina
- 200g zucchero
- 200g burro
- 4 uova
- 1 cucc.no di lievito vanigliato
- 1 cucc.no di sale
- 1 cucchiaio di cacao amaro
- 200g nutella
- 1 pesca percoca

Preparazione: 
Con le fruste elettriche (preferibilmente) sbattete in una ciotola capiente il burro ammorbidito a temperatura ambiente assieme allo zucchero ed alle uova facendo in modo da ottenere un composto spumoso ed omogeneo privo di grumi di burro. 

A parte setacciate farina e lievito ed aggiungete il sale. Amalgamate cucchiaiata per cucchiaiata la farina al composto di burro-uova-zucchero e continuate a girare aiutandovi con una spatola. 

Dividete in due l'impasto: 
-> Il primo impasto lo lasciate così com'è, lo versate nei prottini, che vanno ovviamente precedentemente posti negli stampini per i muffins (io li ho in silicone), riempiendoli a metà, ed andate infine a guarnirli con due sottili fettine di pesca (lavata e mondata);
-> Al secondo impasto andrete ad aggiungere il cacao setacciato. Amalgamatelo bene al composto e con degli stampini per cioccolatini (io li ho a forma di cuore), fate dei cioccolatini di nutella: versate la nutella negli stampini lisciando la superficie per togliete la nutella in eccesso, sbattete sul tavolo lo stampo così da far uscire eventuali bolle d'aria e riponete in frigo per 1h circa. Versate l'impasto nei prottini (precedentemente posti negli stampini per i muffins) riempiendoli a metà, ponete al centro il cioccolatino alla nutella.

Infornate tutto a 180° per 20 min (fate SEMPRE la prova dello stecchino).




Io mi auguro davvero che il messaggio sia arrivato: quei muffins per quanto semplici e sciocchi erano ricchi di affetto ed ammirazione per voi, vi auguro tutto il bene del mondo e spero di riabbracciarvi presto. Che sia a Roma, a Londra o a Parigi, ci ritroveremo! Ciao ragazzi!




lunedì 12 agosto 2013

Semplicemente...

No, non mi sto riferendo alla canzone degli Zero Assoluto, ma alla bontà, alla succulentezza (passatemi il termine, e dai che fa caldo per tutti!), ed alla creatività che un piatto all'apparenza banale può nascondere sotto la veste (o meglio sotto il primo spaghetto). L'estate è dura per tutti: l'afa fa passare la fame, stanca, rende fiacchi davanti ai fornelli, e certi elementi come la pasta vengono surclassati da colorite insalate a causa del calore che emanano. Ma quando ti trovi in un piccolo e privato paradiso terrestre quale è Ischia, e ti vai a nascondere in un angolo ancora più paradisiaco qual è l'hotel La Scannella, e riesci a dimenticare il mondo e le ansie che ti circondano (gli esami, le bollette, le scadenze, i colleghi antipatici), un piatto di pasta dopo un ricco bagno di mare e sole te lo puoi anche concedere, no? 

La Scannella è un piccolo Hotel nascosto tra le fronde dei pini di Ischia: 25 camere, qualche posto macchina, e una settantina di gradini a strapiombo sul mare che portano al nirvana. Lettini limitati per concedere un po' di pace e riservatezza, sole a picco, piscine d'acqua marina e un'acqua cristallina che si stende verso l'orizzonte e là si confonde con l'azzurro del cielo.






Cosa più importante è il piccolo ristorantino a gestione famigliare che si trova ad una ventina di gradini in salita dalla spiaggia: un marito ed un figlio in cucina a sfaccendare e moglie e due figlie a servire ai tavoli. Un sottofondo di gemiti di godurioso piacere espressi dai pochi commensali, animate ed allegre conversazioni ai tavoli guarnite di accento napoletano, il tintinnio delle forchette nei piatti, il soffriggere del cibo nelle padelle. A tavola viene servita una capiente padella d'alluminio colma di pasta che non attende altro se non di essere gustata.




Proprio questa è la pasta che ho riproposto ai miei amici: semplice, estiva, succulenta...

Pasta Aglio, Olio, Peperoncino e Limone

Ingredienti (per 3 persone):
- 300g di spaghetti 
- olio e.v.o. q.b.
- 2 spicchi d'aglio
- peperoncino q.b.
- 1 limone non trattato

Preparazione:
In un padellino scaldate l'aglio, l'olio, il peperoncino e la buccia dell'intero limone fin quando l'aglio non soffrigge. Lasciar soffriggere per un breve tempo evitando che l'aglio si bruci e togliete dal fuoco.

A parte lessate la pasta in abbondante acqua salata, scolate e buttate nuovamente la pasta nella pentola con qualche cucchiaiata di acqua di cottura. 

Mettete nuovamente su fiamma la pasta, aggiungete alla pasta l'intingolo di olio, aglio, peperoncino e buccia di limone e saltate. Aggiungete il succo di mezzo limone, saltate altre due minuti e togliete dal fuoco. Servite bella calda e profumata!



venerdì 19 luglio 2013

STOP!!!

BASTAAAAAAA!!! Sono cotta, stra-cotta, ultra-lessa, stufata, involtinata...vabbè bastava cotta insomma? Questa sessione d'esame non finisce più...l'ho cominciata a maggio e ancora devo finire di dare esamacci-acci-acci!!! Ho lavorato come un mulo, incaponendomi su parecchi esami fino a passarli tutti per fortuna (con qualche incidente di percorso, non lo nego), eppure sto ancora qui a sgobbare con caldo, afa e un sole ardente che bussa alla finestra della mia camera/studiolo puntualmente tutti i giorni alle 14.30/15...le meglio ore...

Allora mi sono buttata sui gelati: supermercato, vasca freezer, nuovi gusti Carte d'Or in offerta...splendida idea Ciliegì! Davvero ottima! Per chi non l'avesse vista la nuova collezione Carte d'Or ha dei gusti strepitosi come 'Affogato al Caramello', 'Triplo Cioccolato', 'Pistacchio e Vaniglia', tutta roba che fa venire il diabete al primo sguardo...sta di fatto che dopo una settimana di gelati pomeridiani le mie ciccie hanno preso il controllo del mio corpo, una situazione imbarazzante. Come dunque ovviare alla mancanza di gelati (prontamente finiti in tempo per rimettersi a dieta ovviamente, e che fai li lasci lì a tentarti? No, li finisci il prima possibile! U____U)? 

Di frutta in casa mia non ne manca mai, in quanto parte essenziale della mia colazione da un po' di tempo a questa parte, dunque quale miglior modo di farne uso se non frullata in un bel ghiacciolino? Non vi dò ingredienti, quantità o cosa, vi dò solo un'idea: dal cinese sotto casa (tanto ne avete tutti uno, non fate i preziosi!) al modico prezzo di 80 cent trovate con molta facilità dei mini-stampi per numero due ghiaccioli. Una volta fatto questo oneroso acquisto, col vostro mixer, frullatore, minipimer, frullate tutta la frutta che vi pare con latte, yogurt, acqua, quello che volete! Riempite gli stampini, chiudete inserendo le apposite stecchette, e mettete nel cassetto più freddo del freezer per almeno 4 orette...una frescura (rigorosamente light) garantita!

Alcuni dei miei ghiaccioli: nella prima foto trovate un classico fior di latte ossia yogurt, fragole, limone e zucchero; nella seconda foto ci siamo sbizzarriti con albicocche, limone e menta; un'altro ghiacciolo non fotografato è stato a base di melone, pesca tabacchiera e limone.

Come dunque lasciarvi se non con un sincero augurio di buon divertimento!!!





giovedì 27 giugno 2013

La frittata Lucrezia di Nonna Papera

Magari una cosa semplice, magari senza troppo significato, o forse invece sì ne ha. Un libro che si porta appresso 40 anni di storia, 40 anni di mamme e nonne che si dilettano nelle cucine per dare sollievo alle proprie famiglie, 40 anni di mani che sfaccendano, impastano, si sporcano ed accarezzano impasti, ecco cosa vedo quando tengo in mano la ristampa del Corriere della Sera del "Manuale di Nonna Papera". 
Un'opera ricca di disegni, un'enormità di ricette con nomi improbabili quali ad esempio 'Salsiccette yè-yè', 'Grog dello Spiffero', 'Caramelle del Califfo Bargniffo', consigli di cucina, accorgimenti anche per i bambini, un fornello per tutti e tutti per un fornello insomma...




Chi in realtà ha davvero stimolato la mia curiosità è stata Sabrine del blog Fragole a Merenda. E` lei che per prima ha condotto la crociata per rispolverare dagli scaffali il celeberrimo manuale, e ci ha trascinate tutte, con allegra curiosità ed un pizzico di timore reverenziale in questa piccola avventura. Se non siete delle fortunate possidenti di questo piccolo pezzetto di storia fate ancora in tempo a trovarlo nelle edicole, viceversa la splendida Sabrine ha creato un pdf con tutte le ricette che le sue amiche foodblogger hanno avuto il piacere di riproporre e rielaborare con le loro mani; il pdf lo trovate qui.

Ebbene la ricetta che vi propongo io, ne convengo, è davvero semplice: una ricca e proteica frittatona. L'ho scelta in quanto molte delle altre foodblogger l'hanno riproposta volentieri (non so se solo per la semplicità in effetti), e dunque io curiosa mi son chiesta il perchè. Mi sono data la risposta assaggiandone il primo boccone: bella, alta, soffice, spumosa e dorata. Profumata da un ciuffetto di menta direttamente dal mio balcone, io qui vi proponga la:

Frittata Lucrezia
dal Manuale di Nonna Papera

Ingredienti:
- 3 uova 
- 50g di prosciutto crudo a dadini
- 1 pizzico di parmigiano
- 1 pizzico di sale (non esagerate, c'è già il prosciutto che è salato)
- 1 cucchiaio di panna liquida (ho ovviato la mancanza con 1 cucchiaio di Philadelphia)
- foglie di menta fresca tritata q.b.
- olio e.v.o.

Preparazione:
Armatevi di frusta e ciotola e cominciate a sbattere assieme energicamente tutti gli ingredienti.

Mettete un filo d'olio sul fondo di una padella antiaderente e fatelo scaldare; una volta caldo versatevi la frittata e coprite subito con un coperchio. Fate cuocere coperta ed a fiamma bassta per 5 min, poi staccatela dal fondo con una paletta e aiutandovi col coperchio girate la frittata e cuocetela coperta altri 5 min dall'altro lato.

Una volta cotta guarnite con altra menta fresca. Servite alla temperatura che preferite, è sempre buona.

NOTA: il parmigiano dona croccantezza e spumosità. Aiuta la frittata ad alzarsi ed a dorarsi. Stessa cosa il latte: mettendo un goccio d'acqua o preferibilmente di latte e cuocendo la frittata coperta, essa di triplica in spessore.





domenica 9 giugno 2013

Sulla via delle Spezie...vol.2

Ebbene torniamo a noi...ci siamo lasciati da poche ore, ne convengo, ma ora fresca, sveglia e con un potente caffè alla mano e col pancino pieno (ahimè da una poco soddisfacente colazione, non avevo quasi nulla in casa D:) posso raccontarvi dei miei acquisti al Genovino d'Oro dopo la lezione raccontatavi nel post precedente. Ebbene eccovi i miei acquisti, vi presento:





-> Francis Curry Roasted: mi ero ripromessa di comprarmi cose particolari, che non è facile trovare in giro tra mercati, supermercati eccetera se non si è del settore, e voi direte 'Ma perchè diamine ti sei comprata il curry allora! Lo puoi trovare tipo ovunque!'. Ebbene no, questo è più di un curry, è un bijoux, un pout pouri di odori, sapori, ricco di vita e allegria...di certo non paragonabile al curry macinato e stra-rimacinato che troviamo nei supermercati;
-> Mix Mediterraneo: un condimento consigliato per pasta (ma che al Genovino usano tipo ovunque, in special modo nei cioccolatini) che racchiude tutti i sapori del tricolore, alla prima annusata non si può non pensare "io amo essere italiano!" e di questi tempi giuro che è difficile pensarlo! Origano di alta montagna, peperoncino e basilico ed aglio seccati e tritati;
-> Sale al Pepe e Liquirizia: protagonista della nostra ricetta per dare quel tocco in più ad un pesce stupido, od alla solita scatoletta di tonno cui d'estate non possiamo fare a meno a causa del caldo. Annusando si riesce a sentirne il sapore: indubbiamente liquirizia, e ci sta pure bene!

Polpette di Tonno al forno
profumate con Sale al Pepe e Liquirizia

Ingredienti (per 15 polpettine):
- 2 scatolette di tonno al naturale
- 300g di pane raffermo
- 1 uovo
- 1 manciata di parmigiano reggiano appena grattato
- 1 mazzo di basilico
- cannella, noce moscata
- sale al pepe e liquirizia
- olio e.v.o.
- pan grattato q.b.

Preparazione:
Tagliate il pane raffermo a tocchetti e in una ciotola bagnatelo con acqua abbondante, strizzate e sgranellate il pane che da duro diventerà spugnoso, e scolate l'acqua in eccesso facendo aattenzione a non perdervi il pane.

Aggiungete il basilico tritato, il tonno, le spezie (a me è calata un po' troppa cannella lo ammetto, stateci attenti, dosate bene, un punta di cucchiaio di buona spezia rivolta la ricetta come un calzino!), l'uovo, il parmigiano ed infini il nostro protagonista, il sale. Giratee, amalgamate, addensate, un filo d'olio, e cominciate a far polpette.

Ripassate le polpette in pan grattato, e disponetele su una teglia ricoperta di carta forno su cui andrete a spargere un altro filo d'olio. Cuocete a 200° per 20 min (girandole a metà cottura), e servite tiepide o fredde cosparse di un'altra spolverata di sale al pepe e liquirizia.

Le ho servite accompagnate dai fiori di zucca che mi sono nati in balcone: mondati, lavati, asciugati, privati del picciolo, ripieni di un tocchetto di Marzolino, ripassate in uovo sbattuto con sale e ricoperti di pan grattato, passate in forno 10 min con un goccio d'olio alla massima temperatura.



 

La Via delle Spezie

E` l'una di notte, non prendo sonno. Mi son messa lo smalto (le solite tre passate che resistono ad una settimana di lavaggio piatti), ho disegnato un modello di tailleur che mi è venuto sul momento, come sottofondo ho "Julie&Julia" che mi accompagna in questa notte vagamente insonne (mi sono appisolata troppo presto sulla digestione ed ora sono qui desta e smaltata), e allora basta sprecar tempo: vi racconto della lezione di Spezie fatta al Genovino d'Oro.

Intanto permettete una critica alla categoria: non mi piace definirmi foodblogger, offenderei le/i grandi del settore, io cucino quando ho tempo, voglia e fame, per diletto, per gioco, perchè è bello, non mi posso ahimè permettere di passare le giornate a sperimentare, provare, assaggiare, fotografare e viaggiare per lidi lontani alla scoperta di nuovi sapori, perchè studio e ogni tanto lavoro, perchè ho "solo" 23 anni e ancora non sono in grado di mantenermi autonomamente, peso su famiglia e simili, etc...
A questa lezione eravamo con una signora che si è presentata con "Salve mi chiamo Silvia, sono una foodblogger"...bè perdonatemi: mai vista una foodblogger così triste! Sul suo blog ci sono già capitata e nn mi ha fatto impazzire già la prima volta, ma poi sarà che quando mi immagino una foodblogger nella mia mente la immagino ala Sigrid Verbert: magra, spigliata, allegra, con la reflex al collo e l'espressione di un Indiana Jones all'entrata di un sepolcro ancora inesplorato in viso; oppure una Alessandra Spisni: una palletta sorridente ed attempatella, pimpante che saltella da una parte all'altra ad ogni assaggio di una qualsivoglia preparazione (l'immagine a cui mi sto ispirando, è così che voglio invecchiare!). Niente di tutto ciò...una maga magò dai capelli tinti, passiva, pronta a parlare solo di "ieri sono andata ad una premiazione, tra poco vado ad una degustazione, domani ho una prenotazione". Erano mesi e mesi che non vedevo l'ora di incontrare una delle mie eroine dell'etere eno/gastro-informatico, e quando finalmente ne incontro qualcuna, la delusione. Vabbè questo voleva essere solo un appunto mentale in realtà, non c'entra con l'esperienza che abbiamo fatto, però ci tenevo a precisarlo...

Tutto nacque settimane fa quando dopo mesi ho reincontrato la mia amica Sara tornando dal mio lavoretto pomeridiano: "Ciliegina, proprio oggi ti pensavo! Ho visto su Groupon un'offerta per una lezione sulle spezie da usare in cucina, perchè non ce la compriamo?", e perchè no, dico io? E così fissato il giorno con il signor Franco Calafatti del Genovino d'Oro, ieri pomeriggio dopo un pranzetto al pratino del dipartimento sotto ad un sole cocente (che mi ha anche scottato le spalle), ci avviciniamo a Via Collina 22 (zona Termini/Indipendenza di Roma) pronte per sentire, odorare, assaggiare ed ascoltare. 

Il Genovino d'Oro è un'oasi di scaffali e barattolami nel caos di Roma...una sorta di "Magie Olivander" a Diagon Alley, ecco! Appena entrate siamo state avvolte da mille odori alcuni pungenti, altri dolciastri, ed altri ancora agrumati; tè, spezie, cortecce di cannella, bacche di vaniglia, libri esposti, un pout pourri di colori e profumi. 




Dopo un'ora di chiacchiere (e diciamocelo di pura pubblicità...vabbè ci sta anche quella), possiamo dire che cominciamo la lezione; più che una lezione è stato un caotico odora questo, assaggia quello, perchè poi si ricollega a quest'altro; non c'era un vero e proprio filo logico che cominciasse da un punto e terminasse in un altro, oppure una tematica culinaria in cui inserire più spezie, od un percorso storico, niente di tutto ciò. E` stato piuttosto un pour parler sulle spezie, che la mia amica ha confessato aver preferito piuttosto ad un percorso logico/tematico che probabilmente l'avrebbe annoiata. 
I composti di spezie che troviamo al Genovino son tutte da loro scelte, importate e macinate mentre i prodotti confezionati (vedi taralli, grissini, cioccolatini e biscotti) sono ideati da loro i quali confezionano il pacchetto di spezie per tot kg di preparato che inviano al migliore del settore (tarallificio/panificio/pasticceria) che infine confeziona per loro il prodotto perfetto, e che in effetti devo dire ha tutte le sfumature che loro del Genovino volevano ricreare!




Il percorso di assaggi che Franco Calafatti ci ha fatto provare è il seguente:

Cominciamo ad odorare varie spezie da loro macinate, mixate, ideate, sperimentate e testate con annessi consigli di cucina come una ricetta per un Pollo al Tandoori Masala al rovescio, per un vero Pollo ad Curry Roasted di Francis (ragazza indiana che collabora con l'oro nell'ideazione e nella scelta di mix di spezie), per il Masala Chai (un tè al latte speziato da paura! E dire tè al latte è davvero riduttivo).

Curcuma macinata da 10 gg


Finalmente assaggiamo qualcosa: "Voi direte che questo l'avete provato al bar assieme al caffè...no non l'avete provato al bar" cit. di Franco Calafatti. Vi presento un peaberrie ricoperto di lussurioso cioccolato modicano. Cos'è il peaberrie? Avete presente la ciliegia che contiene i chicchi di caffè? Ecco in genere la ciliegiona in questione ne contiene due; quelle poche volte che ne contiene uno soltato viene preso, messo da parte, messo su un piedistallo d'oro, venerato per duecent'anni, poi infine essiccato, tostato macinato: questo è il signor peaberrie! 
Mi si è sciolto sulla lingua ed ha inondato il mio palato di caffè...croccantino e non duro e gommoso come quelli che mangiamo di solito! Un dolcino piccino...un sogno.


Mr Peaberrie


Dopodichè (sì lo so che par strano cominciare dal dolce ma così abbiamo fatto!), una selezione di taralli impressionanti! Nell'ordine:
-> Tarallo alla Malva, Macis e Pimento: la malva domina nel colore, nell'odore e nel sapore. Ma aspettando, avendo un poco di pazienza, non farcendosi le guance modalità criceto, a poco a poco salgono le note del macis e la peperosità del pimento...arriva tutto con un po' di pazienza, e non se ne va, riempie la bocca, soddisfa;
-> Tarallo Rabarbaro e Rosmarino: più vicino ai sapori comunemente associati al tarallo grazie alla presenza del rosmarino, vagamente violaceo grazie alla presenza del rabarbaro, ed anch'esso un tarallo che arriva tutto con la pazienza e la vera degustazione e che riempie la bocca soddisfacendo anche lo stomaco;
-> Tarallo Paprika e Cipolla: al contrario dei precedenti, questo è un tarallo immediato, al primo morso riempie le pareti della bocca di allegre note piccantine, e dopo aver annusato il mix di spezie di nome proprio "paprika e cipolla" non si poteva che non essere entusiaste di questo splendore rossiccio.




Come si suol dire, abbiamo finito a Tarallucci e Vino? Sì...con questi taralli speziati altro non ci potevan stare se non un paio di sorsi di Vino Mulsum. Prendete una bella bottiglia di Nero d'Avola, la rovesciate in pentola a pressione in cui lo andrete a cuocere per 50 min assieme ad un etto di miele per litro di vino, e lo lascerete raffreddare chiuso per una notte. Aprite la pentola e lasciate macerare il vino con un mix apparentemente assurdo di spezie, ed infine dopo la macerazione, filtrate e godetene come gli antichi romani.


Vino Mulsum per tre, grazie!


Vi confesso che ho già provato una ricetta con una delle spezie acquistate al Genovino, ma ridendo e scherzando si son fatte le 2:30 am e comincio ad essere stanca, e dopo tutti questi racconti mi è anche venuta fame a dirla tutta...Facciamo che ve la racconto domani o più in là la ricettina, per ora andate a dormire anche voi soddisfatti da questo viaggio nel mondo delle spezie. Sul tubo trovate una miriade di video di Franco Calafatti, delle sue trasmissioni e sulla cultura e l'uso delle spezie. Non credo che la mia curiosità circa l'argomento si esaurirà a breve, preparatevi genet! ;D

lunedì 3 giugno 2013

Aperi-Muffin

In questa maison si alternano giorni di piena operosità a giorni di pura e semplice pigrizia. Alcuni di questi giorni sono un misto tra i due, cioè la sensazione di voler fare qualcosa ma che se si producesse da sola, stile "La Bella Addormentata del Bosco" in cui la fatina Flora fa sbattere le uova assieme a zucchero e farina con un solo tintinnio di bacchetta, sarebbe ancora meglio! Quand'è uno di questi giorni la cosa più semplice e meno impegnativa da fare è un Muffin, in special modo se vuoi testare i tuoi nuovi pirottini a pois rossi! Il frigo tuttavia non risponde alle tue aspettative quindi digiti nell'etere informatico l'accoppiata di ingredienti per vedere se stai tentando di creare una cosa eccessivamente stramba persino per il palati dello chef più originale. L'accoppiata di questa volta era: muffin+philadelphia+pomodori secchi, e devo dire che a dispetto delle mie aspettative qualche cosa ho trovato (ed ovviamente se ve la sto proponendo, è perchè erano davvero golosi!).
A pensarci bene li sto mentalmente mettendo nello scompartimento del mio cervello che dice "Gnam! Questi te li pui rifare per una cenetta sfiziosa tra amici, e li andrai a proporre come appetizer o finger food...accidenti come sei figa!" (sì lo ammetto, il mio cervello ha dei compartimenti davvero strani...).

Ma torniamo a noi! Appetizer sfizioso per una cena tra amici, eccolo a voi!

Muffins salati al Formaggio fresco e Pomodori Secchi

Ingredienti: 
- 100g farina 00
- 2 uova
- 3 cucc.ni lievito 
- sale&pepe
- 4 cucchiai olio e.v.o.
- 2 cucchiai parmigiano 
- 100 g formaggio fresco (tipo caprino, philadelphia, etc...)
- 6/8 pezzi di pomodori secchi

Preparazione:
In una ciotola mixate farina, sale, pepe, lievito e parmigiano, viceversa in un'altra ciotola sbattere con una frusta gli ingredientiumidi (ossia uova ed olio). Unire gli ingredienti umidi a quelli secchi e con l'aiuto di una frusta amalgamate nel tentativo di ottenere un impasto omogeneo. 

Andate ad aggiungere il formaggio fresco a piccole dosi ed i pomodori secchi tagliati a tocchetti molto piccoli. Di nuovo con la frusta, ma forse è meglio con un cucchiaio, continuate ad amalgamare (velocemente, senza troppa cura).

Negli stampi per muffin posizionate i pirottini (se li avete, altrimenti fate senza, non si offende nessuno), e versate in ognuno di essi l'impasto tentando di riempirli non oltre i 3/4 della loro capienza. 

In forno preriscaldato a 220° per 5 min, e poi abbassate la temperatura a 180° e cuocete altri 10/15 min.
Servire freddi.









sabato 18 maggio 2013

"A tutte le Donne"



Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d'amore.

Alda Merini 




8 marzo, festa della Donna.

Mi rendo conto che è un po' tardi per scrivere questo post, e per questo vi chiedo scusa. Per quanto mi concerne questo è un post molto importante, e forse è proprio per questo che ho faticato e tergiversato prima di mettere mano alla tastiera e cominciare a scrivere...

Se c'è una cosa che amo, è circondarmi di amiche ed intavolare conversazioni serie sul nostro futuro, su quanto è cambiato il mondo nei soli ultimi trenta anni, di come le donne nostre madri e nostre antenate sono state intraprendenti, di come hanno cambiato la società, spianandoci la strada per vivere al meglio su questa terra e di quanto infine tocca ancora fare per permettere alle nostre di figlie di soggiornare in questo mondo con la dignità e le libertà che loro spettano.

Per quanto mi concerne l'8 Marzo è un giorno della memoria, un giorno di commemorazione, un giorno volto al solenne ringraziamento di coloro che hanno lottato, combattuto, si sono sacrificate e sono morte talvolta, per permettere a me ed alle mie sorelle, colleghe, compagne e amiche di studiare, di lavorare, e partecipare veramente al girotondo infinito di questa vita.

Il mio 8 Marzo l'ho trascorso da 'Said; l'antica fabbrica del cioccolato di Roma' sita in via Tiburtina. Dopo un'intera giornata di lezioni, esauste ma soddisfatte, con le mie colleghe ci ritroviamo all'entrata del Dipartimento di Matematica, in sincrono apriamo gli ombrelli e ci dirigiamo a passo lento e deciso verso la cioccolateria, sfidando la pioggia.

Al caldo ed avvolte dall'intensa atmosfera di legno, fiori e latte al cacao ci sediamo ad un tavolino intente a sfogliare il menù (anche se tutte siamo già convinte della nostra scelta dal giorno precedente!): 

"Quattro cioccolate calde fondenti, una al latte e biscottini...Ah! PANNA A PARTEEEEE!!!".

Dopo qualche istante veniamo avvolte dal caldo aroma di cioccolata calda e burro. Io, Laura, Ilaria, Sheila e Martina alziamo le nostre tazze facendo tintinnare i golosi cucchiaini sui rispettivi piattini, e brindiamo: grazie...grazie di cuore a tutte le donne che ci hanno permesso di essere qui oggi, libere, felici, istruite e spensierate!



"Donne non si nasce, si diventa."
Simone de Beauvoir







Cioccolata Calda Fondente, firmata 'Said'



Il bancone di 'Said' adornato da vecchi stampi per il cioccolato



A tutte le donne...


Chiedo scusa per la scarsa qualità delle foto...ero munita di un cellulare e non della mia cara compagna Reflex Canon...spero apprezziate comunque lo sforzo :D

sabato 27 aprile 2013

Brunch at Ciliegina's...

...altro che breakfast at Tiffany!!! 
Era una parola che ormai risuonava nella testa mia e di alcuni miei colleghi da una mesata se non più: "brunch, brunch, brunch"! Ma American style o English style? Dolce o salato? Light o bello sugnoso? Diciamo che alla fine, quando finalmente abbiamo fissato data e luogo dell'evento, la lista della spesa ha preso forma ed è stata all'incirca una via di mezzo tra tutte queste cose...

Come sempre tutto si concretizza quando i miei genitori partono per tot giorni verso Ischia per andare a trovare i nonni, e mi lasciano libera almeno il weekend perchè io 'devo studiare'!!! E io invece mi organizzo per cucinare come una matta tutto il weekend!!! Il problema è stata la scelta del giorno: abbiamo finalmente fissato l'evento per una domenica mattina, appuntamento ore 11 nelle vicinanze di casa mia per andare a fare spesa, ed infine giungere a casa per cominciare a cucinare, il problema è stato che abbiamo scelto quell'unica domenica in cui c'era la maratone di Roma (la metà delle strade di Roma erano quindi bloccate) ed oltretutto era il giorno del primo angelus del nuovo Papa Francesco I (l'altra metà delle strade di Roma era anch'essa dunque bloccata). Questo post è la prova (fotografica e non) che in ogni caso siamo riusciti a riunirci in una maniera o nell'altra, a fare spesa, a cucinare ed a mangiare come porcelloni!!!

La tavola era stata accuratamente apparecchiata con piattini e forchettine da dolce, cucchiaini, bicchieri, tovaglioli e tazze colorati...non posto foto della tavola perchè non sono venute bene, chiedo venia. Ma ora veniamo a noi!

Menù

Yogurt e frutta fresca (mele, ananas, fragole)
Pane ed affettati (prosciutto cotto, mortadella e formaggi)
Uova e bacon
Pancakes
Scones
questi ultimi accompagnati da: panna montata, marmellata di fragole, nutella
Succhi di frutta, latte, cioccolato, birra (da accompagnare al salato)











Ovviamente avrete già capito di cosa voglio ricettarvi...cominciamo dal primo:


Pancakes

Ingredienti (per 20 pancakes circa):
- 300g farina
- 325ml latte
- 2 cucchiaini olio
- 2 cucchiaini lievito vanigliato per dolci
- 1 uovo
- 2 cucchiai di zucchero
- 1 pizzico di sale
- burro per ungere il padellino

Preparazione: 
In una ciotola mescolate gentilmente con una frusta gli ingredienti nell'odine indicato; una volta ottenuto un composto omogeneo (vagamente denso ma pur sempre liquido), coprite la ciotola con un coperchio e lasciate riposare una mezz'ora in frigo.

Ungete il padellino per fare i pancakes (vi consiglio quello usato per le omelette che potete vedere qui) e scaldatelo per bene, infine versatevi il composto a mestolate (1 mezzo-mestolo=1 pancake), ed una volta che il fondo del pancake si stacca bene e sulla superficie cominciano a formarsi delle bolle, girate con una spatola la frittella e cuocete sull'altro lato, e così via fino ad esaurimento dell'impasto.





Mentre per i pancakes abbiamo usato la splendida ricetta di Ilaria, una delle mie colleghe, per gli Scones ho convinto i miei amici ad affidarci mani e piedi alla saggia e braverrima Sigrid Verbert, che nel suo 'libro del cavolo' narra la ricetta degli scones inglesi con l'uvetta che abbiamo replicato senza uvetta: dei panini mezzi dolci, mezzi no da farcire a piacere con tutto ciò che preferite, dolce, salato, agrodolce! Non vi posto la foto del mio scone ripieno di marmellata di fragole, panna montata e fragole fresche (e vi assicuro che le fragole fresche sulla marmellata non sono ridondanti!). Perciò eccovi la ricetta degli:

Scones

Ingredienti (per 20 scones circa):
- 500g farina
- 300ml latte
- 110g burro
- 2 cucc.ni lievito
- 2 cucchiai di zucchero
- 1 cucc.no sale
- 1 uovo

Preparazione:
Mescolare la farina con lievito, zucchero e sale. Aggiungere il burro morbido a fiocchetti e con la punta delle dita 'ingrassare la farina', come dice la mia amica Ilaria, finchè il burro non sarà completamente assorbito dalla farina. Praticare un foro al centro dell'impasto ed aggiungere a filo il latte, lavorare brevemente l'impasto con le mani finchè non sarà più colloso. 

Infine su una spianatoia stendere l'impasto a 3cm di spessore e con un tagliapasta tondo praticare dei tondini, disporli su una teglia ricoperta di carta forno a qualche millimetro di distanza gli uni dagli altri e spennellare infine la superficie con l'uovo sbattuto.

Infornare in forno preriscaldato a 200° per 15/20 min finchè non saranno belli dorati! Servite rigorosamente tiepidi.





lunedì 22 aprile 2013

Un ingrediente in più!

I regali di compleanno tardivi sono spesso i migliori, le sorprese più grandi, gli episodi che più ti segnano, e difatti da dicembre che ho compiuto 23 anni, finalmente il 19 febbraio ho ricevuto uno dei più bei regali della mia vita: un biglietto per il concerto dei Sigur Ròs a Milano.

Un concerto così non l'ho mai visto, non ho mai SENTITO così tanto nel giro di due sole ore: un tripudio di suoni, luci, canti, emozioni catartiche...sono uscita dal Mediolanum Forum di Assago (un posto abbastanza osceno tra l'altro) ripulita da ogni inquietudine, libera e leggera come l'aria, piena di vita. Penso che al momento nello scenario musicale attuale gli unici che riescano a fare tale effetto siano davvero in pochi ed a mio modesto parere Jònsi ed il suo magico archetto strofinato sulle corde della sua chitarra elettrica sono i migliori, i più originali, i più vivi. 

Dopo questa elevatura spirituale (si può dire?) niente di meglio ci stava se non una birra ai navigli accompagnata da piadina e polpettine di ricotta immerse in un sugo rosso all'agliatella (più romano che milanese, ma buono davvero). Dove vi chiederete voi? Sui Navigli trovate tanti locali che rispondono ad ogni tipo di gusti ed esigenze: nel pre-concerto ci siamo concessi una birra da aperitivo al BQ, birreria che costeggia il Naviglio Grande dotata di vasta scelta e qualche appetizer gustoso; nel post-concerto invece i miei compagni mi hanno condotta, accompagnata da tante lusinghe, Al Coccio (sul Naviglio Pavese) anch'esso gran bel locale fornito di birre di alta qualità, dove ci siamo deliziati con altra fantastica birra e le già citate polpette. Finalmente alle 3am, il letto...

La mattina mi sono svegliata con indosso la maglietta del concerto ed il profumo di birra e sigarette dello stadio, al fianco dei miei due cari amici. Colazione a base di cornetti farciti di nutella (per chi mi segue su Instagram sicuramente avrà visto foto del concerto e dei postumi) e litrate di caffè, una doccia veloce, e poi in giro per Milano...

Milano...che città strana...costretta in una costante gabbia di grigio, con un forte odore di piccione, però al contempo avvolta da un'aura fascinosa dovuta alla presenza di quei piccoli angoli di passato, vagamente retrò che richiamano la città che era prima del 2000. Uno di questi posti particolari è La Vecchia Latteria Vegetariana, posta in un piccolo anfratto dietro alla Piazza del Duomo...un posto incantato, piccolo come pochi, dove aleggia profumo di verdura e di pane appena sfornato...un pranzo da re!



Alla fine del mio soggiorno, poche ore prima di raggiungere nuovamente la stazione di Milano Centrale per prendere il treno verso casa, davvero non me la sentivo di tornare senza un ricordo, senza un po' di gusto da prolungare nei giorni a venire...no davvero qualcosa ci voleva, e cos'è meglio di una bella fetta di formaggio? Quando l'ho visto sul banco della Macelleria Masseroni non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso...era bello, sensuale, profumato...un gran tocco di formaggio. Così avvolto, come cullato, da foglie di castagno, con la buccia marrone scuro e gli interni di un colore giallo pecorino...già ne sentivo il sapore in bocca, e così con me a casa è tornato anche un bel tocco di Testun (tipico pecorino lombardo misto capra stagionato in foglie di castagno per 2 anni).





Ma come sfruttarlo convenientemente (oltre che finirselo a morsi nel giro di 10 minuti)? Ebbene già nel viaggio di ritorno sul treno io pensavo a questa pasta, e la pregustavo con segreto affetto...

Fusilli Zucchine, Noci e Testun

Ingredienti (per 3 persone):
- 250g di fusilli
- 3 zucchine romanesche
- 100g noci pulite
- formaggio Testun a piacere
- olio, sale, pepe
- 1 scalogno
- prezzemolo tritato fresco

Preparazione:
In una padella larga saltate lo scalogno tagliato fino in un'abbondante cucchiaiata d'olio. Non appena soffrigge, buttate nella padella le zucchine mondate ed asciugate tagliate finemente a rondelle, salate e continuate a saltare fino alla cottura ultimata delle zucchine, momento in cui andrete ad aggiungere pepe, noci grossolanamente sbriciolate e un po' di testun anch'esso grossolanamente sbriciolato.

Nel frattempo lessate i fusilli in acqua salata bollente, scolateli quando mancheranno ancora un paio di minuti alla fine della cottura e versate nella padella delle zucchine con qualche goccio d'acqua di cottura.

Saltate due minuti, aggiustate di sale, e impiattate. Sul piatto da servire aggiungere: prezzemolo fresco, testun e noci sbriciolate a freddo.

Bòn apetit!!!







lunedì 1 aprile 2013

Sono tutta un bignè!!!

Dovrei mettermi a studiare all'istante, ma non posso davvero lasciarvi con l'interrogativo di "Come si fanno i bignè? Come, come, COMEEEEEEEE!!!", perchè lo so che da stanotte alle 2 quand'è uscito il post di Pasqua voi non fate altro che rigirarvi nel letto, avvolti in una spirale di rodente curiosità, chiedendovi a gran voce il perchè del mio silenzio e chissà quale segreto avrò mai applicato per creare questi benedetti bignettazzi (detta alla Homer...)...
Dai ragazzi, calmi tutti, non c'è nessun alchemico segreto dietro questi dolcetti, anzi, dolori alle braccia a parte, sono semplici e facili, ve l'assicuro!!!

Diciamo che ho unito due ricette di due grande donne: la prima viene dal ricettario della Signora Vittoria, una grande persona già citata nel post "La Frolla Perfetta della Signora Vittoria"; la seconda da una ben nota ed esperta blogger che penso conosciamo tutti, ossia Sigrid Verbert, ed in particolare dal suo curiosissimo libro "Il Libro del Cavolo" (che a mio modesto parere val la pena di averlo in libreria e sfogliarlo di quando in quando anche solo per farsi alzare il livello della glicemia...).

Il risultato di questa azzeccatissima unione è:

Mr Bignè

Ingredienti (per circa 50 bignè piccoli):
- 250 ml acqua
- 100g burro
- 1 cucc.no sale
- 2 cucc.ni zucchero semolato
- 150g farina
- 4 uova
e l'ingrediente più importante di tutti...
- olio di gomito a volontà!!!

Preparazione:
In una pentola antiaderente mettete a bollire acqua, burro, sale e zucchero. Una volta che bolle, togliete dal fuoco e versate la farina setacciata tutta in una volta. Velocemente con una spatola di legno amalgamate il composto cercandodi on formare grumi, allora rimettere nuovamente sul fuoco per un minuto veloce così da ottenere un impasto liscio e compatto che si stacchi dalle pareti della pentola.

Mettere velocemente la palla di impasto ancora calda in una terrina, ed aggiungere subito il primo uovo. Incorporate velocemente l'uovo aiutandovi con la spatola, fino ad ottenere un impasto omogeneo; allora, e solo allora, incorporate il secondo uovo, e così via fino ad arrivare a quattro. A questo punto dovreste aver ottenuto un impasto liscio che ha assunto una certa lucentezza e che cade pesantemente dal mestolo.

Trasfetite il tutto in una sac à poche e su una teglia ricoperta di carta forno formate dei mucchietti della grandezza di una noce. Infornate a 220° per 20 min.

Una volta sfornati e raffreddati, farciteli a piacere (dolce e salato è indifferente, hanno un gusto abbastanza neutro); io ho optato per crema pasticcera e crema chantilly.